Posts Tagged ‘Exhibitions’
December 7, 2008

For Episode III – ‘Enjoy Poverty’ Renzo Martens travelled with his video camera to the Democratic Republic of the Congo, where a humanitarian disaster has been taking place for many years now. Among other things, his film shows how development organisations and Western photographers create a biased media report of that situation. Martens confronts the public with the fact that the Africans themselves do not profit from the images that foreign photographers take of them. On the contrary: like gold and luxury goods, even the images of poverty, the most lucrative export product, are out of the Congelese reach; as they are exclusively exploited by the Western ‘poverty industry’. As an answer to this injustice, Martens starts a development project for Congolese photographers; a project that is doomed to failure.
More information here.
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June 17, 2008

Interior at Arcachon fu dipinto da Edouard Manet nel 1871.
Durante la guerra franco prussiana Manet preferì allontanare la famiglia da Parigi. Fu così che Madame Manet ed il figlio allora diciottenne Léon trascorsero un lungo periodo nei Pirenei francesi.
La scena è stata dipinta in una villa in riva al mare che la famiglia occupò per circa un mese. Suzanne Manet è seduta a sinistra e, spalle allo spettatore, guarda verso il mare. Alza un piede con un calzettone rosso sopra ad un poggiapiedi mentre ha sulle gambe le pagine di un giornale o di una lettera. A destra siede il figlio che porta una penna alle labbra e ha un libro aperto in grembo. Ha i capelli spettinati. Forse a causa della brezza che entra dalla finestra? All’esterno sabbia, mare e cielo.
Il dipinto è esposto fino al 10 agosto alla National Gallery of Ireland e fa parte della mostra Impressionist Interiors.
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March 28, 2008

China, China, China: is there someone not talking about this place?
It’s well worth visiting China Design Now (aperta fino al 13 luglio al V&A Museum) and … buying something in the shop, come questi (non proprio cute!) panda di plastica!

Da sinistra: Evil Eyes, Smiley and Bruised.
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March 16, 2008

Shibboleth è il titolo dell’installazione pressso la Tate Modern di Doris Salcedo.
L’Oxford English Dictionary dice che shibboleth is “a word used as a test for detecting people from another district or country by their pronunciation; a word or sound very difficult for foreigners to pronounce correctly”. Shibboleth era la parola che i Galaaditi facevano pronunciare ai loro nemici Efraimiti in fuga. Non essendo in grado di pronunciare il fonema /ʃ/ (come in sciarpa), gli Efraimiti venivano facilmente individuati ed uccisi.
Le opere dell’artista colombiana hanno sempre potentemente parlato di separazione, di divisione.
Seguendo ed osservando la frattura che attraversa la Turbine Hall, guardando le persone che si chinano per misurarne la profondità e fotografarla, che ci saltellano intorno (nonostante le raccomandazioni – please watch your step, please keep children under supervision – e le notizie di persone ‘inciampate’), non si può non fermarsi a considerare il potere ancora attuale di simili stratagemmi.
A shibboleth is a token of power. Il potere di giudicare, rifiutare ed uccidere.
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March 1, 2008
Confesso che a vedere la mostra di Peter Doig alla Tate Britain sono andata soprattutto perchè incuriosita dal fatto che una delle sue opere è stata lo scorso anno venduta da Sotheby’s per 5.7 milioni di pounds (la conversione in euro fatela un po’ voi!). The most ever paid per un quadro di un artista europeo vivente! A vendere non era l’artista ma Charles Saathi, of course!
L’artista 48enne, nato ad Edinburgh ma cresciuto in Canada, dal 2002 vive in Trinidad dove gestisce un weekly film club, the Scala Cinema. Questo modern master of landscapes (come lo ha definito The Economist) dipinge paesaggi di grandi dimensioni che letteralmente sorprendono, meravigliano, catturano.
Sul sito della Tate Britain, che sempre offre informazioni dettagliate e interessanti (a tal proposito, se siete particolarmente interessati alle strategie per meglio rispondere alle esigenze del pubblico dell’arte contemporanea, consiglio di leggere qui l’articolo di Antonio Lampis), potete vedere nella room guide alcuni dei quadri esposti ma, come spesso accade, nessuna fotografia per quanto ben fatta può restituire la foschia che ricopre il cielo e riempie lo spazio, i colori che sembrano congelarsi e sciogliersi, gli uomini che diventano ombre mentre una patina di ghiaccio ricopre alberi e case.

Le luci distanti che vibrano nella foschia mi hanno ricordato il lavoro di Elisabeth Magill, artista irlandese nata però in Canada. Che i paesaggi canadesi siano così vasti da non poter essere catturati su una tela seppur grande, immensa?
Prima di lasciare il sito web della Tate, vedetevi la
video intervista all’artista (ancora citando Lampis, “una delle necessità sempre più avvertite dal pubblico è quella di avere anche un idea fisica dell’artista”) che in mostra viene proiettata nello spazio in cui è stata realizzata. Grandiosa l’idea di pubblicare il catalogo in due versioni: hardback e paperback. La seconda andava a ruba. Forse perchè si risparmiano ben 10 pounds?
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February 27, 2008
Visitare From Russia alla Royal Academy of Arts di Londra è come portare a termine una missione di James Bond. I vostri nemici? Le centinaia di visitatori che affollano le sale anche se come me decidete di andare di martedì mattina … e ripeto, martedì mattina! Ma cosa sarà durante il weekend?
Succede così che per evitare di pestare o avere i piedi pestati o di dare e ricevere spallate, quasi si rischia di uscire dalla seconda sala senza aver nemmeno notato che c’è un quadro appeso sopra la porta. Si tratta di 17 October 1905 dipinto da Ilya Repin.

Se questo accade nella sala dedicata ai pittori russi, potete immaginare the hurly-burly di quella che espone Red Room (Harmony in Red) e Dance II di Matisse!
Con questa mostra, che indaga il rapporto fra arte francese e russa tra il 1870 ed il 1925, la Royal Academy ha rischiato la bancarotta in quanto a poche settimane dall’apertura – con catalogo in stampa e nessuna altra mostra in programma – si è rischiata la cancellazione. Il motivo? La paura da parte del governo russo di non vedere tornare in patria i capolavori dell’Impressionismo e Post-Impressionismo collezionati durante il XIX secolo da Sergei Shchukin e Ivan Morosov. Infatti, from time to time gli eredi di queste superbe collezioni, nazionalizzate durante la Rivoluzione Russa del 1917, cercano di riaverle indietro approfittando dei momenti in cui le opere escono dalla nazione – come questo o come è avvenuto nel 2000 con l’esposizione Cento capolavori dell’Hermitage alle Scuderie del Quirinale di Roma. Il disastro è stato evitato grazie a tutta una serie di riassicurazioni da parte del governo inglese!
L’opera che più mi è piaciuta? September Snow del 1903 di Igor Grabar. Non essendo inclusa nel percorso dell’audioguida, non godeva di ‘eccessiva attenzione’ da parte dei visitatori! Interessante anche il video che, realizzato dal MIT nel 1999, ha cercato di visualizzare il Monumeto alla Terza Internazionale, progettato e sognato da Vladimir Tatlin.
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February 26, 2008

Two Seated on the Wall (2002) … e due al tavolo della caffetteria.
L’opera è dello scultore spagnolo Juan Muñoz, la caffetteria quella della londinese Tate Modern. La linea di piccole figure che escono dalla bocca di uno e sembrano entrare nell’orecchio dell’altro allude ad un ricco scambio di idee.
Sarà avvenuto lo stesso fra le ladys sedute al tavolo?
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February 21, 2008
The Camden Town Group non è una “mostra-evento” come lo è invece From Russia, che pure ho visitato ma di cui vi parlerò quando mi sarò del tutto ripresa dal trambusto!
Avevo letto (non tanto tempo fa) qualcosa a proposito di questo gruppo di pittori londinesi, ma solo qualcosa perchè il testo mi aveva annoiata a morte e non ero riuscita a finirlo! Com’è allora che sono finita a visitare questa mostra? Semplicemente perchè organizzata ed ospitata dalla Tate Britain dove, confesso, sono andata per visitare la mostra di Peter Doig (di cui vi parlerò quando mi sarò ripresa … dall’emozione!)
Fondato nel 1911, il Camden Town Group ebbe vita breve: si sciolse e confluì nel più numeroso London Group quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Rifiutando l’Impressionismo in favore del Post-Impressionismo, questi pittori della modernità ritrassero the life of ordinary people divenendo familiari con la vita notturna londinese che proprio in quegli anni cominciava a svilupparsi grazie allo sviluppo dei trasporti urbani. Underground, the swiftest way to pleasure, dice infatti un poster del 1913 esposto nell’ultima sala.
Walter Sickert, Spencer Gore, Harold Gilman, Charles Ginner e Robert Bevan derivarono il loro nome (e qui la cosa si fa interessante) dall’omicidio di una prostituta (part-time, viene specificato) avvenuto nel 1907 a Camden Town. Sickert fu notevolmente colpito dall’omicidio ma soprattutto dal successivo processo che attirò molto (questo accadeva già un secolo fa) l’attenzione dei giornali e conseguentemente del pubblico. Dell’omicidio era infatti stato accusato il giovane e segreto amante della prostituta, il quale ancor prima di convincere la giuria aveva già convinto il pubblico della sua innocenza.

Questa è l’opera che forse ho più ammirato. Brighton Pierrots di Walter Sickert. Il contrasto della luce “acida” del palcoscenico con quella naturale del tramonto nonchè il particolare delle numerose sedie vuote in platea rende impossibile non pensare a quello che stava accadendo nello stesso anno nel Canale della Manica. Era il 1915.
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February 20, 2008

During this week I’m binging visiting exhibitions in London. Oggi è stata la volta della retrospettiva dedicata dalla Tate Modern allo scultore spagnolo Juan Muñoz.
Nelle 14 sale on level 4 (alle quali si accede pagando un biglietto di ingresso) e nelle 3 on level 3 (inserite nel percorso dell’esposizione permanente gratuita) è possibile ammirare le sculture, i disegni ma soprattutto le potenti installazioni di questo artista scomparso tragicamente nel 2001 all’età di 48 anni. Una delle sale più ammirate è sicuramente quella che accoglie Many Times del 1999. Avendo l’artista riflettuto sull’isolamento dell’individuo nella folla, accade che ci si trova circondati da cento figure molto simili fra loro. Divise in piccoli o grandi gruppi, queste sono immerse in conversazioni da cui noi siamo chiaramente (e ingiustamente) esclusi. Invano ci aggiriamo nella sala cercando di incrociare lo sguardo di almeno uno di loro.
Lavorando sul concetto di otherness, in questa come in altre installazioni l’artista ha dato alle figure una fisionomia asiatica. Ma allora com’è che in questo caso la sensazione è che gli altri, i diversi, siamo noi?

Di fronte a Towards the Shadow (del 1998) invece mi ha molto divertita un bambino di circa 4 anni che, come ipnotizzato dalla grande ombra proiettata sul muro, continuava a chiedere alla madre “Who’s that? Who’s that?”.
Se non avete in programma di visitare Londra prima della fine di aprile, fate un tour delle sale qui. Ma forse ancor più interessante è la conversazione con la curatrice Sheena Wagstaff in TateShots. Con questo programma la galleria, sponsorizzata da Bloomberg, realizza ogni mese 6 video (di solito interviste con artisti e curatori) della durata di 4 minuti che è poi possibile vedere sul proprio computer o video iPod.
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