Posts Tagged ‘Dublin’

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Can you spot a masterpiece?

November 22, 2008

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Few days ago (Tuesday 18th November) in Temple Bar Gallery and Studios the work of more than one hundred artists has been presented on a ‘no name’ basis, leaving it to the buyer to rely on their own taste and discernment in spotting a contemporary 21st century masterpiece.

I didn’t spot most of them (it doesn’t matter! I didn’t take part in the auction!) but if you decide to visit the exhibition now and you are a little bit familiar with names of artists both established and emerging, you can benefit of a list of names!

Sorry, I had almost forgotten! The title of the exhibition is Winter Salon (because the artworks have been hung salon-style against a backdrop that evokes the atmosphere of “traditional” salon exhibitions) and it will continue until the 20th of December.

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Graffitis in Temple Bar_2

August 20, 2008

Today during my lunch break I’ve spotted other two. Actually, it’one equiment shot on both sides!

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Graffitis in Temple Bar

August 16, 2008

Legalizing graffitis to decorate urban equipments. In Temple Bar, Dublin.

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Elizabeth Magill

March 6, 2008

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“I’m not so much painting what’s there, but what I imagine might be there”

Ancora un’altra pittrice nata in Canada (ma cresciuta in Irlanda del Nord), ancora un’altra pittrice di paesaggi il cui approccio è stato definito impure in quanto mischia pittura e fotografia, astrazione e rappresentazione, riferimenti alla cultura alta e popolare.

I paesaggi che Elizabeth dipinge sono immaginari ma allo stesso tempo riconoscibili, sono un mix di ricordi dell’infanzia e fotografie scattate durante many years as an adult émigré, sono ricchi di atmosfera ma poveri di dettagli.

Per i suoi lavori più recenti Elizabeth ha preferito dipingere immagini al tramonto o all’alba perchè proprio quando la visibilità è scarsa, one has to rely most on the imagination.

I titoli delle opere sono spesso suggestivi. Lodge (2) (2006) attualmente in esposizione alla Hugh Lane Gallery di Dublin, può essere letto come nome – e significare rifugio – o come verbo – e significare in generale alloggiare, ospitare.

Davvero uno piccolo capolavoro (misura solo 30cm x 30!)

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Lothar Hempel

February 22, 2008

Questo è il risultato di una mid-day, mid-week gallery visit.

La Douglas Hyde Gallery si trova all’interno del Trinity College. Enjoy it this Saturday! Ricordate, la spazio è chiuso di domenica!

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Dublin’s Last Supper

February 17, 2008

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Dublin’s Last Supper è stata installata in Blooms Lane nell’estate del 2004.

Dublin’s Last Supper? Blooms Lane? Ok, allora … avete presente il Caffè Cagliostro, l’Enotaeca delle Langhe, la Bottega di Paolo? Quella è Blooms Lane! E avete presente l’opera (quella lunga quesi 10 metri ed alta più di 2) che avete a lato se decidete di bere il vostro cappuccino seduti ad uno dei tavolini fuori? Quella è Dublin’s Last Supper!

L’autore è John Byrne, artista irlandese noto soprattutto per le note satiriche che inserisce nei suoi lavori.
L’opera è stata voluta da Mick Wallace, very fond of politica e filosofia ma anche of vino e … calcio. E così, essendo (lui, the patron) un grande tifoso della Juventus, troviamo graffito sul muro a sinistra (che sarebbe quello di una chiesa, ricordate il soggetto?) il nome dell’amato club!

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Alla realizzazione dell’opera ha partecipato gente comune, quella che tutti i giorni si può incontrare per strada. Sembra che per scegliere gli apostoli l’artista sia andato in giro per la città chiedendo ai passanti “if they would like to partake in the Last Supper”. Così tra i partecipanti abbiamo per la maggior parte impiegati (Simone, Giovanni) e studenti (Gesù, Giacomo, Filippo, Matteo) ma anche un tatoo artist (Bartolomeo).

Il messaggio? Nessuna istituzione o religione, in questo caso quella cristiana, ha il monopolio della virtù.

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One Hundred Aspects af the Moon

February 8, 2008

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Presso la Chester Beatty Librarty è possibile vedere One Hundred Aspects of the Moon, cento ritratti collegati alle fasi della luna dell’artista giapponese Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892). Sono ritratti di gente comune, guerrieri e cortigiane. Tutti raccontano una storia. La cortigiana ritratta nel manifesto ad esempio guarda il piede che … non ve lo dico, scopritelo da soli. Avete tempo fino a domenica 17 febbraio. Quando andrete, mi raccomando visitate lo shop. Ha un ricco assortimento di incensi giapponesi e di libri sull’arte orientale!

By the way, Julian Opie (l’autore delle figure walking down O’Connell Street, ricordate?) ha curato qualche mese fa presso la Ikon Gallery di Birmingham l’esposizione delle opere dell’artista (giapponese pure lui) Utagawa Hiroshige (1797-1858), quello della Grande Onda che qui vi mostro in un graffito fotografato in Camberwell, London.

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Il titolo dell’esposizione? The Moon Reflected.

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“Rooftops of Paris” in Dublin

February 6, 2008

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Ieri sono stata alla National Gallery of Ireland per una lecture su alcune delle loro nuove acquisizioni.

Solo un veloce commento sulla relatrice che ha cercato in meno di un’ora di trasmettere tutto il suo sapere ad un pubblico che seguiva trafelato e che (thank heavens for that!) ha alternato ad una pretty boring lettura (si chiamerà lecture per questo?) commenti e riflessioni un po’ più spontanei.

Fra le opere acquisite dal museo nel corso dell’anno passato, Rooftops of Paris (1886) di Vincent Van Gogh è di sicuro la mia preferita.

Questa vista di Parigi dall’appartamento di Montmartre, dove Vincent si era da poco trasferito con il fratello Theo, è molto diversa nei colori e nella composizione dal Van Gogh che tutti noi conosciamo. Se i toni scuri sono quelli caratteristici dei suoi primi lavori, nel cielo (che equamente si divide lo spazio della tela con i tetti e la vegetazione) sembra già di vedere (se ne avete l’occasione andate a vederlo da vicino, ma non troppo mi raccomando!) le pennellate vorticose di The Starry Night (1889).

Il dipinto è stato acquistato lo scorso Febbraio da Sotheby’s in London per 900,000 euro.

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Walking down O’Connell Street

February 1, 2008
Eravate a Dublino l’estate del 2006? Ricordate le lepri (no, non erano conigli!) di bronzo che danzavano, saltavano, meditavano lungo O’Connell Street?
Le monumentali sculture dell’artista inglese Barry Flanagan erano state esposte per celebrare la riapertura al pubblico (dopo due anni di chiusura per lavori di ampliamento) della Hugh Lane Gallery.

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Quest’anno invece, per celebrare il centenario dall’apertura (in Harcourt Street e non in Parnell Square dove si trova attualmente) la storica galleria ha presentato, sempre outdoor e sempre lungo la celebre strada dublinese, quattro walking figures dell’artista (inglese anche lui) Julian Opie, quello che ha disegnato la copertina dell’album The Best of Blur per intendersi.A dire il vero Sara, la figura che è posta accanto all’ingresso della galleria e che ho fotografato, non cammina ma danza.

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Julian, Jack e Suzanne però accompagneranno fino a Novembre il passo dei dublinesi e dei turisti walking down O’Connell Street.