Archive for March, 2008

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Early Sunday Morning

March 30, 2008

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Early morning,
not a soul on the streets of Butte, Montana.
It was as if I had walked into my favorite painting
of Edward Hopper:
“Early Sunday Morning”, painted in 1930.
It was Sunday, indeed.

by Wim Wenders

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ABC3D

March 29, 2008

E’ un libro, è di design! Lo voglio …

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China Design Now

March 28, 2008

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China, China, China: is there someone not talking about this place?

It’s well worth visiting China Design Now (aperta fino al 13 luglio al V&A Museum) and … buying something in the shop, come questi (non proprio cute!) panda di plastica!

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Da sinistra: Evil Eyes, Smiley and Bruised.

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Un uso generoso di stereotipi

March 26, 2008

Davvero un uso generoso di stereotipi nell’ultima Citroën ad. German, per la precisione!
Accompagnato dalle potenti note di Wagner (e come poteva essere altrimenti?) il teutonico (transessuale?) protagonista sconfigge a duello un Ariano inferiore, saluta moglie (si vede solo per pochi istanti ma notate la pettinatura!) e bambini, lascia (passando accanto ad un’aquila di pietra!) la propria casa (in Bavaria no?), attraversa foreste (of course!) e si ferma a mangiare tre enormi salsicce servitegli da una bionda piuttosto prosperosa.
Ma la porta di Brandeburgo? Ah, eccola … cominciavo a preoccuparmi!
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Now the tree, too, has gone.

March 25, 2008

Were the dreams and hopes of 1968 all idle fantasies? Or did cruel history abort something new that was about to be born? Revolutionaries – utopian anarchists, Fidelistas, Trotskyist allsorts, Maoists of every stripe – wanted the whole forest. Liberals and social democrats were fixated on individual trees. The forest, they warned us, was a distraction, far too vast and impossible to define, whereas a tree was a piece of wood that could be identified, improved and crafted into a chair or a table. Now the tree, too, has gone.

from Where has all the rage gone? by Tariq Ali
The Guardian, Saturday March 22 2008
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I’ve missed the boat

March 18, 2008

St Pat’s Day has gone and I’ve missed the boat!

No, non la Stena Line ma The Good Ship Marmalade, l’imbarcazione che Nicholas Keogh e Paddy Bloomer hanno costruito utilizzando rifiuti raccolti a Belfast e portato sul Liffey in occasione del St Patrick’s Festival.

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Un’altra (o è la stessa alla quale i due hanno semplicemente dato un altro nome?) loro bizzarra imbarcazione, la BinBoat, l’avevamo vista navigare fra i canali durante la Biennale di Venezia del 2005. Per costruirla i due exploration, investigation and plumbing specialists avevano utilizzato e riciclato i più sorprendenti materiali.

E sempre a proposito di St. Patrick, sembra che il prossimo anno le celebrazioni saranno anticipate al 15 marzo. La data non è ancora certa ma for sure, non potrà essere the traditional March 17th perchè the General Norms for the Liturgical Year and CalendarHoly Week, avvertono che le celebrazioni del santo non possono avvenire più tardi del lunedì della Holy Week, la settimana cioè che precede la Pasqua.

L’ultima volta che St Patrick’s Day è stato spostato? Nel 1940 perchè coincideva con la Domenica delle Palme.

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Shibboleth

March 16, 2008

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Shibboleth è il titolo dell’installazione pressso la Tate Modern di Doris Salcedo.

L’Oxford English Dictionary dice che shibboleth is “a word used as a test for detecting people from another district or country by their pronunciation; a word or sound very difficult for foreigners to pronounce correctly”. Shibboleth era la parola che i Galaaditi facevano pronunciare ai loro nemici Efraimiti in fuga. Non essendo in grado di pronunciare il fonema /ʃ/ (come in sciarpa), gli Efraimiti venivano facilmente individuati ed uccisi.

Le opere dell’artista colombiana hanno sempre potentemente parlato di separazione, di divisione.

Seguendo ed osservando la frattura che attraversa la Turbine Hall, guardando le persone che si chinano per misurarne la profondità e fotografarla, che ci saltellano intorno (nonostante le raccomandazioni – please watch your step, please keep children under supervision – e le notizie di persone ‘inciampate’), non si può non fermarsi a considerare il potere ancora attuale di simili stratagemmi.

A shibboleth is a token of power. Il potere di giudicare, rifiutare ed uccidere.

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William Butler Yeats

March 14, 2008

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Yeats: The Life & Works of William Butler Yeats è una mostra perfetta dal punto di vista museografico.

La guida appositamente disegnata per i bambini dai sette anni in su (quindi avrei pure potuto prenderla!) è davvero attraente; quella per gli adulti, oltre ad essere free of charge come la prima, è leggera ed essenziale; i touch screens non sono lì per la scenografia ma per un approfondimento serio; i video (appositamente realizzati) sono della lunghezza giusta e comprensibili (non è insomma necessaria una laurea in lingue e letterature straniere per comprendere quello che i professiori dicono!). C’è anche un posto dove riposare ascoltando (e leggendo perchè proiettate sulle pareti) una selezione delle poesie lette da attori più o meno famosi.

Ma la cosa che più ho apprezzato è che per la promozione dell’esposizione si sia ricorso alla pratica del bookcrossing.

Quando la mostra ha inaugurato nel luglio del 2007, la National Library of Ireland ha disseminato in giro per Dublino 250 raccolte di poesie di WB Yeats. I libri, lasciati sui treni, buses, cafés, pubs e hotels riportano l’invito a godere della poesia del poeta e a lasciare il libro in un altro spazio pubblico. Ogni antologia ha un codice attraverso il quale i fortunati possono sul website della biblioteca dichiarare il ritrovamento, lasciare un commento e seguirne le vicissitudini.

A me non è ancora capitata una fra le mani! Sui treni trovo solo copie di Metro …

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A John Hinde moment

March 11, 2008

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I shot this picture, a very John Hinde moment, in 2004 while I was on holiday in Ireland.

E’ molto probabile che non abbiate mai sentito parlare di John Hinde (1916-97) ma di sicuro avete visto qualche sua holiday postcards. Ancora oggi, fra le più famose cartoline dell’Irlanda, vi sono alcuni suoi lavori realizzati negli anni sessanta e settanta.

Di John Hinde (ma non solo) si è parlato questa mattina alla conferenza The Prominence of the Landscape in the Irish Psyche. Il lettore ha subito precisato di non essere uno storico dell’arte ma un geographer. Grazie a questa precisazione (ed al fatto che si sia scottato le dita di una mano toccando il microfono di destra mentre il gomito continuava ad urtare quello di sinistra!) gli è stato subito perdonato l’uso (e l’abuso) che ha fatto di termini come romantic e sublime.

Chi non hai mai inviato o ricevuto la cartolina di un cimitero, un’abbazia, un castello in rovina nella verde (verdissima) campagna irlandese? Sembra che la presenza di rovine (insieme all’assenza di farmers) abbia caratterizzato la pittura di paesaggio fin dal tardo XVIII secolo. Avendo la fotografia imitato these pittoresque ways, la maggior parte delle cartoline in vendita riproduce (oggi come negli anni cinquanta) rovine o empty landscapes. I paesaggi più riprodotti? Quelli dell’Irlanda occidentale, da Derry a Cork.

Arrivando ai nostri giorni, professor Patrick Duffy (questo il nome del geographer) ha parlato di landscapes amnesia, del fatto cioè che oggi viaggiando lungo qualsiasi highway non ci si rende conto delle caratteristiche delle zone che si attraversano perchè si è totalmente disconnected.

Lo stesso può accadere laddove le città lasciano posto alla campagna. E qui ritorno a parlare di Elizabeth Magill perchè una delle sue opere più ammirate è Close (2002). Una strada che curva, un gruppo di alberi ed alcune case in lontananza. A no-man’s land, appunto.

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Elizabeth Magill

March 6, 2008

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“I’m not so much painting what’s there, but what I imagine might be there”

Ancora un’altra pittrice nata in Canada (ma cresciuta in Irlanda del Nord), ancora un’altra pittrice di paesaggi il cui approccio è stato definito impure in quanto mischia pittura e fotografia, astrazione e rappresentazione, riferimenti alla cultura alta e popolare.

I paesaggi che Elizabeth dipinge sono immaginari ma allo stesso tempo riconoscibili, sono un mix di ricordi dell’infanzia e fotografie scattate durante many years as an adult émigré, sono ricchi di atmosfera ma poveri di dettagli.

Per i suoi lavori più recenti Elizabeth ha preferito dipingere immagini al tramonto o all’alba perchè proprio quando la visibilità è scarsa, one has to rely most on the imagination.

I titoli delle opere sono spesso suggestivi. Lodge (2) (2006) attualmente in esposizione alla Hugh Lane Gallery di Dublin, può essere letto come nome – e significare rifugio – o come verbo – e significare in generale alloggiare, ospitare.

Davvero uno piccolo capolavoro (misura solo 30cm x 30!)