Archive for February, 2008

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From Russia … with love

February 27, 2008

Visitare From Russia alla Royal Academy of Arts di Londra è come portare a termine una missione di James Bond. I vostri nemici? Le centinaia di visitatori che affollano le sale anche se come me decidete di andare di martedì mattina … e ripeto, martedì mattina! Ma cosa sarà durante il weekend?

Succede così che per evitare di pestare o avere i piedi pestati o di dare e ricevere spallate, quasi si rischia di uscire dalla seconda sala senza aver nemmeno notato che c’è un quadro appeso sopra la porta. Si tratta di 17 October 1905 dipinto da Ilya Repin.

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Se questo accade nella sala dedicata ai pittori russi, potete immaginare the hurly-burly di quella che espone Red Room (Harmony in Red) e Dance II di Matisse!

Con questa mostra, che indaga il rapporto fra arte francese e russa tra il 1870 ed il 1925, la Royal Academy ha rischiato la bancarotta in quanto a poche settimane dall’apertura – con catalogo in stampa e nessuna altra mostra in programma – si è rischiata la cancellazione. Il motivo? La paura da parte del governo russo di non vedere tornare in patria i capolavori dell’Impressionismo e Post-Impressionismo collezionati durante il XIX secolo da Sergei Shchukin e Ivan Morosov. Infatti, from time to time gli eredi di queste superbe collezioni, nazionalizzate durante la Rivoluzione Russa del 1917, cercano di riaverle indietro approfittando dei momenti in cui le opere escono dalla nazione – come questo o come è avvenuto nel 2000 con l’esposizione Cento capolavori dell’Hermitage alle Scuderie del Quirinale di Roma. Il disastro è stato evitato grazie a tutta una serie di riassicurazioni da parte del governo inglese!

L’opera che più mi è piaciuta? September Snow del 1903 di Igor Grabar. Non essendo inclusa nel percorso dell’audioguida, non godeva di ‘eccessiva attenzione’ da parte dei visitatori! Interessante anche il video che, realizzato dal MIT nel 1999, ha cercato di visualizzare il Monumeto alla Terza Internazionale, progettato e sognato da Vladimir Tatlin.

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Two Seated on the Wall

February 26, 2008

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Two Seated on the Wall (2002) … e due al tavolo della caffetteria.

L’opera è dello scultore spagnolo Juan Muñoz, la caffetteria quella della londinese Tate Modern. La linea di piccole figure che escono dalla bocca di uno e sembrano entrare nell’orecchio dell’altro allude ad un ricco scambio di idee.

Sarà avvenuto lo stesso fra le ladys sedute al tavolo?

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Pulped fiction

February 25, 2008

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Avete mai riflettuto sul vostro rapporto con i libri? Credo che del mio si possa sicuramente dire che sia irreale perchè derivato da un processo quasi di sacralizzazione. Se l’uso di una penna sulle pagine di un libro equivale per me ad un sacrilegio, l’uso dell’evidenziatore costituisce un omicidio. Se un libro prestato mi è piaciuto, me lo compro (possibilmente nella stessa edizione) semplicemente perchè devo avere la mia copia. Aderisco ad un severo codice etico del lettore e proprio non posso stare senza un libro né abbandonarne uno se cominciato … dovessero passare dieci anni.

Un ulteriore effetto di questa idealizzazione è il non aver mai considerato che i libri (ebbene sì anche i libri) vanno al macero. Sembra che pubblicare un libro sia un’operazione talmente cheap e che i profitti di un bestseller so huge che anche per i libri si possa parlare di overproduction. Ma cosa succede ai milioni di libri non letti? Sembra che una ‘naturale’ conseguenza della produzione industriale dei libri sia la distruzione dei libri stessi. Molti diventano strade. Proprio così, parte dell’aggregato che ricopre più o meno anonime strade.

Due settimane fa, aggirandomi nella mia libreria preferita (Hodges Figgis in Dawson St.) in cerca di una copia di Americana di Don DeLillo, ho notato che le pile dei libri in saldo erano notevolmente diminuite rispetto al periodo postnatalizio ma anche che i banchi (solitamente stracolmi di titoli vecchi e nuovi) erano stranamente vuoti. Sono uscita dalla libreria con tristi considerazioni sulla mortalità dei libri. E senza il mio libro. Non ho comprato l’unica copia disponibile perchè … aveva la copertina rovinata.

Mi sono resa complice di un omicidio?

Il titolo del post deriva da questo articolo. Nella foto the top shelf della mia libreria.

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Lothar Hempel

February 22, 2008

Questo è il risultato di una mid-day, mid-week gallery visit.

La Douglas Hyde Gallery si trova all’interno del Trinity College. Enjoy it this Saturday! Ricordate, la spazio è chiuso di domenica!

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The Camden Town Group at the Tate Britain

February 21, 2008

The Camden Town Group non è una “mostra-evento” come lo è invece From Russia, che pure ho visitato ma di cui vi parlerò quando mi sarò del tutto ripresa dal trambusto!

Avevo letto (non tanto tempo fa) qualcosa a proposito di questo gruppo di pittori londinesi, ma solo qualcosa perchè il testo mi aveva annoiata a morte e non ero riuscita a finirlo! Com’è allora che sono finita a visitare questa mostra? Semplicemente perchè organizzata ed ospitata dalla Tate Britain dove, confesso, sono andata per visitare la mostra di Peter Doig (di cui vi parlerò quando mi sarò ripresa … dall’emozione!)

Fondato nel 1911, il Camden Town Group ebbe vita breve: si sciolse e confluì nel più numeroso London Group quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Rifiutando l’Impressionismo in favore del Post-Impressionismo, questi pittori della modernità ritrassero the life of ordinary people divenendo familiari con la vita notturna londinese che proprio in quegli anni cominciava a svilupparsi grazie allo sviluppo dei trasporti urbani. Underground, the swiftest way to pleasure, dice infatti un poster del 1913 esposto nell’ultima sala.

Walter Sickert, Spencer Gore, Harold Gilman, Charles Ginner e Robert Bevan derivarono il loro nome (e qui la cosa si fa interessante) dall’omicidio di una prostituta (part-time, viene specificato) avvenuto nel 1907 a Camden Town. Sickert fu notevolmente colpito dall’omicidio ma soprattutto dal successivo processo che attirò molto (questo accadeva già un secolo fa) l’attenzione dei giornali e conseguentemente del pubblico. Dell’omicidio era infatti stato accusato il giovane e segreto amante della prostituta, il quale ancor prima di convincere la giuria aveva già convinto il pubblico della sua innocenza.

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Questa è l’opera che forse ho più ammirato. Brighton Pierrots di Walter Sickert. Il contrasto della luce “acida” del palcoscenico con quella naturale del tramonto nonchè il particolare delle numerose sedie vuote in platea rende impossibile non pensare a quello che stava accadendo nello stesso anno nel Canale della Manica. Era il 1915.

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Juan Muñoz at the Tate Modern

February 20, 2008

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During this week I’m binging visiting exhibitions in London. Oggi è stata la volta della retrospettiva dedicata dalla Tate Modern allo scultore spagnolo Juan Muñoz.

Nelle 14 sale on level 4 (alle quali si accede pagando un biglietto di ingresso) e nelle 3 on level 3 (inserite nel percorso dell’esposizione permanente gratuita) è possibile ammirare le sculture, i disegni ma soprattutto le potenti installazioni di questo artista scomparso tragicamente nel 2001 all’età di 48 anni. Una delle sale più ammirate è sicuramente quella che accoglie Many Times del 1999. Avendo l’artista riflettuto sull’isolamento dell’individuo nella folla, accade che ci si trova circondati da cento figure molto simili fra loro. Divise in piccoli o grandi gruppi, queste sono immerse in conversazioni da cui noi siamo chiaramente (e ingiustamente) esclusi. Invano ci aggiriamo nella sala cercando di incrociare lo sguardo di almeno uno di loro.

Lavorando sul concetto di otherness, in questa come in altre installazioni l’artista ha dato alle figure una fisionomia asiatica. Ma allora com’è che in questo caso la sensazione è che gli altri, i diversi, siamo noi?

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Di fronte a Towards the Shadow (del 1998) invece mi ha molto divertita un bambino di circa 4 anni che, come ipnotizzato dalla grande ombra proiettata sul muro, continuava a chiedere alla madre “Who’s that? Who’s that?”.

Se non avete in programma di visitare Londra prima della fine di aprile, fate un tour delle sale qui. Ma forse ancor più interessante è la conversazione con la curatrice Sheena Wagstaff in TateShots. Con questo programma la galleria, sponsorizzata da Bloomberg, realizza ogni mese 6 video (di solito interviste con artisti e curatori) della durata di 4 minuti che è poi possibile vedere sul proprio computer o video iPod.

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Dublin’s Last Supper

February 17, 2008

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Dublin’s Last Supper è stata installata in Blooms Lane nell’estate del 2004.

Dublin’s Last Supper? Blooms Lane? Ok, allora … avete presente il Caffè Cagliostro, l’Enotaeca delle Langhe, la Bottega di Paolo? Quella è Blooms Lane! E avete presente l’opera (quella lunga quesi 10 metri ed alta più di 2) che avete a lato se decidete di bere il vostro cappuccino seduti ad uno dei tavolini fuori? Quella è Dublin’s Last Supper!

L’autore è John Byrne, artista irlandese noto soprattutto per le note satiriche che inserisce nei suoi lavori.
L’opera è stata voluta da Mick Wallace, very fond of politica e filosofia ma anche of vino e … calcio. E così, essendo (lui, the patron) un grande tifoso della Juventus, troviamo graffito sul muro a sinistra (che sarebbe quello di una chiesa, ricordate il soggetto?) il nome dell’amato club!

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Alla realizzazione dell’opera ha partecipato gente comune, quella che tutti i giorni si può incontrare per strada. Sembra che per scegliere gli apostoli l’artista sia andato in giro per la città chiedendo ai passanti “if they would like to partake in the Last Supper”. Così tra i partecipanti abbiamo per la maggior parte impiegati (Simone, Giovanni) e studenti (Gesù, Giacomo, Filippo, Matteo) ma anche un tatoo artist (Bartolomeo).

Il messaggio? Nessuna istituzione o religione, in questo caso quella cristiana, ha il monopolio della virtù.

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One Hundred Aspects af the Moon

February 8, 2008

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Presso la Chester Beatty Librarty è possibile vedere One Hundred Aspects of the Moon, cento ritratti collegati alle fasi della luna dell’artista giapponese Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892). Sono ritratti di gente comune, guerrieri e cortigiane. Tutti raccontano una storia. La cortigiana ritratta nel manifesto ad esempio guarda il piede che … non ve lo dico, scopritelo da soli. Avete tempo fino a domenica 17 febbraio. Quando andrete, mi raccomando visitate lo shop. Ha un ricco assortimento di incensi giapponesi e di libri sull’arte orientale!

By the way, Julian Opie (l’autore delle figure walking down O’Connell Street, ricordate?) ha curato qualche mese fa presso la Ikon Gallery di Birmingham l’esposizione delle opere dell’artista (giapponese pure lui) Utagawa Hiroshige (1797-1858), quello della Grande Onda che qui vi mostro in un graffito fotografato in Camberwell, London.

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Il titolo dell’esposizione? The Moon Reflected.

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“Rooftops of Paris” in Dublin

February 6, 2008

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Ieri sono stata alla National Gallery of Ireland per una lecture su alcune delle loro nuove acquisizioni.

Solo un veloce commento sulla relatrice che ha cercato in meno di un’ora di trasmettere tutto il suo sapere ad un pubblico che seguiva trafelato e che (thank heavens for that!) ha alternato ad una pretty boring lettura (si chiamerà lecture per questo?) commenti e riflessioni un po’ più spontanei.

Fra le opere acquisite dal museo nel corso dell’anno passato, Rooftops of Paris (1886) di Vincent Van Gogh è di sicuro la mia preferita.

Questa vista di Parigi dall’appartamento di Montmartre, dove Vincent si era da poco trasferito con il fratello Theo, è molto diversa nei colori e nella composizione dal Van Gogh che tutti noi conosciamo. Se i toni scuri sono quelli caratteristici dei suoi primi lavori, nel cielo (che equamente si divide lo spazio della tela con i tetti e la vegetazione) sembra già di vedere (se ne avete l’occasione andate a vederlo da vicino, ma non troppo mi raccomando!) le pennellate vorticose di The Starry Night (1889).

Il dipinto è stato acquistato lo scorso Febbraio da Sotheby’s in London per 900,000 euro.

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Walking down O’Connell Street

February 1, 2008
Eravate a Dublino l’estate del 2006? Ricordate le lepri (no, non erano conigli!) di bronzo che danzavano, saltavano, meditavano lungo O’Connell Street?
Le monumentali sculture dell’artista inglese Barry Flanagan erano state esposte per celebrare la riapertura al pubblico (dopo due anni di chiusura per lavori di ampliamento) della Hugh Lane Gallery.

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Quest’anno invece, per celebrare il centenario dall’apertura (in Harcourt Street e non in Parnell Square dove si trova attualmente) la storica galleria ha presentato, sempre outdoor e sempre lungo la celebre strada dublinese, quattro walking figures dell’artista (inglese anche lui) Julian Opie, quello che ha disegnato la copertina dell’album The Best of Blur per intendersi.A dire il vero Sara, la figura che è posta accanto all’ingresso della galleria e che ho fotografato, non cammina ma danza.

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Julian, Jack e Suzanne però accompagneranno fino a Novembre il passo dei dublinesi e dei turisti walking down O’Connell Street.